Vi ricordate? 1980, Terremoto in Irpinia e Basilicata… vi racconto una storia, per non dimenticare.
lunedì, aprile 13th, 2009Alcuni dati, per chi lo avesse dimenticato.
Il 23 novembre del 1980 un fortissimo terremoto investe un’area di 17.000 Kmq. Le cifre della tragedia sono pesantissime: 2.914 i corpi recuperati, 10.000 i feriti, 280.000 i senzatetto. I Vigili del Fuoco intervengono sul territorio con 4.300 unità e oltre 1.000 mezzi.
Ecco alcune testimonianze dirette:
Francesco, Castelnuovo di Conza 22. 11. 2000
“Mi chiamo Francesco, sono di Castelnuovo di Conza, piccolissimo paese sul varco appenninico, epicentro del terremoto del 23/11/80, quella sera hanno trovato la morte 86 persone di cui i miei nonni Pietro e Angela, mio cugino Mario e suo padre Michele, zio Antonio e ancora altri parenti, amici e compagni di giochi Pasquale, Gerardina, Rosetta, Teresina e altri. Avevo tredici anni, e il ricordo è rimasto immutato, quel giorno lo porterò sempre con me. Nei giorni seguenti a quella sera dopo la fortuna di essere scampato io e la mia famiglia, siamo rimasti accampati in un camion, abbiamo dormito in tenda per una settimana e per le gravissime condizioni causate dalla pioggia, il freddo e il pericolo di Epidemie.”
| Stefania, | 6 Aprile 2009 alle 20:55:10 |
“Io avevo solo 2 anni e non ricordo nulla, ma ricordo tutte le persone che per anni hanno abitato nei prefabbricati, ho visto per anni le rovine, le strade dissestate. E nel mio paese, ancora c’è una scuola diroccata e non capisco perchè non venga abbattuta. Noi siamo stati fortunati perchè non abbiamo perso la casa, ma purtroppo abbiamo perso 2 familiari e mezzo, nel senso che mia zia era in attesa di un bimbo. Pensate, erano appena entrati in casa. Non so se avete mai sentito parlere di sant’angelo dei lombardi, ecco proprio lì e proprio lì mia madre mi racconta, che passando potevi vedere i “pezzi delle persone” che spuntavano dalle macerie. Per quanto fai, per quanto pensi che si possa dominare la natura lei prima o poi si ribella e si scrolla via di dosso tutto, le case, le persone. Ma questo è il mondo. Una preghiera per tutti quelli che non ce l’hanno fatta quella notte e tutti quelli che sono rimasti e per quelli che non ce l’hanno fatta questa notte e chi è rimasto quì ad affrontare il dolore della perdita e la ricostruzione.”
Riepilogando, per la ricostruzione delle aree della Campania e della Basilicata colpite dal terremoto del 23 novembre 1980, che provocò morti e danni distribuiti in 687 comuni si è proceduto a tappe. In un primo tempo (con poteri straordinari affidati al commissario Giuseppe Zamberletti) furono approntate tendopoli e campi con roulotte. Succesivamente, si passò poi alla fase dei containers e, quindi, a quella dei prefabbricati. Solo successivamente si passò alla ricostruzione vera e propria del patrimonio abitativo. Nei giorni immediatamente successivi al sisma furono messi a disposizione dei terremotati alcune migliaia di tende da campo e fu fatto affluire da tutta Italia un consistente numero di roulottes per le prime urgenze. Una settimana dopo l’evento sismico, l’Esercito approntò i campi container, gli ultimi smantellati appena qualche anno fa. Furono installati circa 11mila container e poi realizzati oltre 26mila prefabbricati che, ancora oggi, accolgono qualche famiglia. Con il passare dei mesi cominciò l’insediamento, nei pressi dei centri abitati andati distrutti, di prefabbricati leggeri nei quali trovò sistemazione la maggior parte dei senzatetto. Nel novembre del 1981 – ad un anno dal sisma – il Parlamento approvò la legge 219, con ampia delega agli enti locali, che prevedeva ingenti finanziamenti destinati non solo alla ricostruzione, ma anche allo sviluppo delle aree terremotate. Lo Stato ha complessivamente impiegato per lo sviluppo e la ricostruzione delle aree colpite dal sisma del 1980 circa 50mila miliardi di lire. Una valanga di quattrini, molti dei quali non sono certo serviti alla causa della Ricostruzione. Con quella cifra oggi l’Irpinia e la Basilicata dovrebbero essere ipermoderne come Singapore!
Ventisette leggi, ventinove anni, fondi equivalenti a tre finanziarie, a due punti di prodotto interno lordo.. Una cifra stanziata che supera l’intero debito estero della Bulgaria, corrisponde al sestuplo dell’Alta velocità ferroviaria Bologna-Firenze, consentirebbe di costruire 30 aeroporti di Malpensa.
Eppure è certificata dal «supervisore» dei bilanci pubblici, la Corte dei conti, che ha appena compilato quattro pagine di tabelle per spiegare quando e come lo Stato ha versato soldi per quel sisma, più altre venti, nella relazione pubblicata il 25 luglio sulla «gestione dei fondi del terremoto dell’Irpinia e della Basilicata», per chiedersi perché si è speso tanto per una tragedia che ha portato morti in 2mila famiglie ma da cui è partita una ricostruzione inspiegabilmente lenta e costosissima.
«Dopo oltre 27 anni dal sisma che ha colpito alcune regioni meridionali – scrivono i giudici contabili nella relazione – continuano ad essere finanziati con nuovi stanziamenti gli interventi di ricostruzione».
Gli ultimi soldi, 157 milioni 500mila euro, sono arrivati con la Finanziaria 2007 del governo Prodi, che ha previsto un ulteriore «contributo quindicinale». Ma lo stanziamento, scrive la Corte, «è rimasto del tutto inutilizzato nel corso dell’anno non essendo stato emanato il previsto decreto del presidente del Consiglio, che doveva fissare puntuali criteri e modalità di distribuzione delle risorse tra i Comuni dell’Irpinia e della Basilicata». In pratica si è stanziato denaro fino al 2022, ma per la burocrazia italiana fatta di decreti attuativi senza i quali nulla si può spendere, nemmeno con una legge finanziaria, i 157 milioni di euro sono rimasti fermi.
Soldi che poi non sarebbe facile distribuire, dal momento che «ha subito ritardi la definitiva fissazione del fabbisogno di ciascuna amministrazione». Una «serie di complicazioni» sorte «in sede decentrata» che hanno plasmato la triste storia della ricostruzione dell’Irpinia, non solo quella più recente. Finalmente, il 13 giugno del 2008, è stato il nuovo governo a mettere la firma che consente di spendere i fondi bloccati «per la distribuzione delle risorse».
Come se non bastasse, la Corte dei conti si è ritrovata in mano una serie infinita di contenziosi «presso le diverse amministrazioni e organi subentrati», ancora non quantificabili in costi «per la carenza di un completo e aggiornato monitoraggio». Il fatto anzi che lo Stato, pur continuando a pagare, abbia ridotto gli stanziamenti per l’Irpinia negli ultimi anni, rischia di ritardare i pagamenti dei contenziosi e di «far lievitare i relativi oneri per gli interessi di mora da parte dei creditori». Una spesa di cui non si intravede il limite, che anche fosse ancora ridotta, creerebbe solo altre spese per lo Stato per cause vecchissime da saldare. Un buco nero del bilancio pubblico: un conto giudiziario, ammette la Corte dei conti, che «al momento non è nemmeno presumibilmente quantificabile…». E che potrebbe portare sorprese in negativo oltre al saldo certificato del costo generale.
Allora… ora sono costretto a fare, per la prima volta in questo blog una deroga, dovendo fare un accenno personale.
Chi sta scrivendo questo post è originario (orgogliosamente) di quelle martoriate terre. Se vi dico che la casa in cui sono vissuto da piccolo (prima di trasferirmi in Toscana) ed in cui vive mio padre, è ancora in attesa di essere ristrutturata e messa a norma, mi credete? Sono passati ben 29 anni, la delibera è stata approvata, ma i soldi non sono mai arrivati e mai sono iniziati i lavori. Io ero ragazzo e ricordo che mio padre fece arrivare una gru enorme dalle Puglie (che costò la modesta cifra per quei tempi di 4.000.000 delle vecchie lire) per recuperare la copertura che pendeva e rischiava di cadere sulla casa, trascinando con sè tutto. Ancora una parte della casa è dichiarata inagibile, ma nulla si muove.
Ora… io dico… non credete che tutto ciò per un paese civile sia vergognoso?
Ho sentito dire da qualcuno molto importante che, per il terremoto dell’Abruzzo, tutto verrà ricostruito in 2 anni. Ci credete?





